andrea cafaggi, fotocafa, colline toscane, tuscany
Home page galleria cafa... articoli contatti


IL DIAFRAMMA E L'OTTURATORE


Articolo precedente Home articoli Articolo successivo


Il diaframma dosa la luce che attraversa le lenti dell'obiettivo e permette quindi di sfruttare tutta o soltanto in parte la loro superficie. Analizzando la costruzione di questo elemento, si evince che è costituito da un insieme di lamelle metalliche integrate all'interno del nostro obiettivo, disposte a formare un foro centrale di diametro variabile. Tale peculiarità permette, tramite un apposito anello di controllo posto sull'obiettivo (obiettivi per SRL analogiche) o direttamette sulla fotocamera (attuale sistema DSRL), di regolarne l'ampiezza e di conseguenza l'intensità del fascio di luce che colpisce il sensore o pellicola.

In linea generale la regola è quella di: aprire il diaframma quando c'è un'illuminazione scarsa e di chiuderlo quando la luce è intensa.

Il paragone più comure quando si parla di diaframma, è quello fatto nei confronti del nostro occhio; infatti si dice che l'obiettivo è paragonato al bulbo oculare, il sensore o pellicola alla retina, l'otturatore alla palpebra e il diaframma alla pupilla. In effetti non è molto lontano dalla realtà, soprattutto se scattiamo con impostazioni AUTO, dove la macchina analizza la scena e decide quali sono le impostazioni migliori. Un po' triste per un fotografo con in mano una reflex da centinaia di euro, non trovate?!



Nelle immagini sottostanti due dettagli dal diaframma visto, prima dalla parte posteriore, poi dalla parte frontale.
Yashica ML28mm

diaframmaback
vista posteriore del diaframma

diaframmafront
vista frontale del diaframma




Come dicevo poc'anzi l'otturatore è paragonabile alle palpebre dell'occhio umano, permette quindi di far arrivare la luce all'interno della fotocamera al momeno dello scatto e colpendo il supporto, permette la creazione dell'immagine inquadrata.
Tale operazione viene chiamata in ambito fotografico "tempo di esposizione" e può variare da circa 1/8000 di secondo a più decine di secondi, oppure impostando tutto in manuale si può decidere anche di tenere l'otturatore aperto alcuni minuti! Tutto dipende da quello che vogliamo creare e da quanta luce colpisce il nostro soggetto.

firenze by night
Nikon 50mm tempo di esposizione 20", diaframma f16.

otturatore



Appurato che il diaframma è la "pupilla meccanica" della nostra fotocamera, com'è possibile decidere quanta luce far passare attraverso il nostro obiettivo? E cosa comporta modificare l'apertura del diaframma?
Come ho già scritto, i vecchi obiettivi avevano una ghiera direttamente sul corpo dell'obiettivo che permetteva di selezionare il diaframma in maniera del tutto meccanica, era sufficiente ruotarla di uno o più stop per scegliere l'apertura desiderata. Adesso il diaframma è gestito elettronicamente tramite una rotella posta sulla fotocamera che, a seconda delle esigenze, gestisce un'infinità di altri parametri. Sostanzialmente non cambia niente, si è solamente passati dalla regolazione manuale meccanica, all'impostazione elettronica. L'unica vera pecca, secondo la mia modesta opinione, con la maggior parte dei nuovi obiettivi è l'impossibilità di attuare l'iperfocale; utilissima nelle foto di reportage, dove non si deve perdere neanche un secondo per mettere a fuoco.



Diaframma impostato su f16 con il mio vecchio obiettivo Yashica.

ghiera diaframma su f16

Diaframma impostato sempre su f16, ma sulla mia Nikon D90.

ghiera diaframma su f16






Il concetto di stop o step

Nel 1905 al congresso di Liegi fu standardizzata un'unità di misura capace d'indicare, tramite la lettera "f" nel caso del diaframma, la quantità di luce che entra e va a colpire il sensore o pellicola, moltiplicato per l'area. La necessità di creare questo metro di misura è data dall'esigenza di porre in relazione le tre variabili:
  • Tempo "t"
  • Diaframma "f"
  • Sensibilità del supporto "ISO"
Introducendo il concetto di stop si è riusciti a calcolare di quanto possono essere cambiate le tre variabili mantenendo la corretta esposizione, infatti se noi aumentiamo di 1 stop, sulla scala dei tempi o dei diaframmi, si raddoppierà la quantità di luce che andrà a colpire il sensore; mentre se aumentiamo di 2 stop, la quantià di luce che colpirà il nostro supporto, sara quadruplicata. Allo stesso modo accadrà per la sensibilità del sensore o pellicola.
  • 1 stop = 2 volte la quantità luce
  • 2 stop = 4 volte la quantità luce
  • 3 stop = 8 volte la quantità luce
Per fare un esempio pratico; se io sto iquadrando e leggo nel mirino f/11 - 1/250 e devo chiudere di uno stop per trovare l'esposizione che più mi compiace, potrò decidere se intervenire sul diaframma oppure sul tempo d'esposizione. Nel primo caso userò f16, mentre nel secondo caso deciderò di usare 1/500; ma potrei anche decidere di diminuire la sensibilità del supporto (es. da ISO 200 a ISO 100) mantenendo così le altre due variabili immutate.
Nelle attuali reflex si può optare anche di variare di 1/2 di stop o 1/3 di stop per una maggiore precisione, quindi in caso di 1/3 di stop, per passare da 1/250 a 1/500 troveremo anche 1/320 e 1/400.


STOP
Diaframma "f" f/1 f/1,4 f/2 f/2,8 f/4 f/5,6 f/8 f/11 f/16 f/22 f/32 f/45 f/64


STOP
Otturatore "t" 2" 1" 1/2" 1/4" 1/8" 1/15" 1/30" 1/60" 1/125" 1/250" 1/500" 1/1000" 1/2000"


STOP
Sensibilità "iso" 50 100 200 400 800 1600 3200







Quando noi scegliamo un diaframma aperto (f4) invece di uno chiuso (f16), anteprima.jpg oltre a far passare molta più luce nello stesso intervallo, determiniamo l'estensione della profondità di campo, che in questo caso sarà limitata, i piani prima e dopo il soggetto risulteranno poco nitidi e il nostro modello risaltarà sullo sfondo. Cosa precisamente opposta accade se invece utilizziamo un diaframma molto più chiuso come appunto f16 o ancora di più f22, in tal caso non solo risulterà nitido il soggetto, ma anche tutte le cose che si trovano un po' prima e dopo di esso.
Credo sia utile sapere anche che la zona di nitidezza risulta essere più estesa nella zona retrostante il punto di MAF (messa a fuoco) rispetto a quella precedente e che il diaframma si chiude al valore impostato solamente nel momento in cui scattiamo la foto, quindi, per aiutarci ad avere subito un'idea della profondità di campo che avrà il nostro scatto, possiamo usare un utilissimo pulsante (esistente da decine di anni sulle reflex), che si trova, di solito, in basso sotto l'attacco per gli obiettivi sul corpo macchina (vedi foto). Questo perchè altrimenti sarebbe impossibile per noi capire perfettamente quanta profondità avrà la nostra foto fino a quando non l'avremmo fatta. Adesso onestamente si può pensare anche di verificarne le caratteristiche direttamente sullo schermo, ma con la pellicola capite bene che non era permesso; e comunque guardare direttamente in macchina con i propri occhi si è molto più coscienti di quello che andremo a fare.




Un esempio di ciò che succede scattando tre volte la stessa foto a tre diaframmi differenti.

Foto scattata a f1.4

Soltanto la margherita di sinistra è a fuoco, anche se molto morbida, mentre tutte le altre si perdono via via nello sfondo.

margherite in giardino

Foto scattata a f3.2

Oltre alla margherita di sinistra, si cominciano a vedere un po' più chiaramente anche quelle sui piani anteriori e posteriori il punto MAF.

margherite in giardino

Foto scattata a f16

Le margherite sono ben visibili e distinte fin sullo sfondo.

margherite in giardino



Appurato che con il diaframma possiamo enfatizzare il soggetto isolandolo dalla scena, oppure immergerlo nel contesto rendendo chiaro tutto ciò che ha d'intorno, andiamo adesso a chiarire ciò che comporta, a livello di esposizione, scattare con un diaframma invece di un altro.






Iperfocale

Per iperfocale s'intende la maggiore profondità di campo ottenibile a un determinato diaframma. Detta la definizione, vediamo in termini pratici cos'è e quali sono i vantaggi se attuiamo questa tecnica.

Se noi posizioniamo il simbolo infinio della nostra ghiera di messa a fuoco dell'obiettivo in corrispondenza del diaframma in uso, avremo una zona di nitidezza che va da una certa distanza all'infinito. Tutto ciò che si trova in questa zona risulterà dunque a fuoco, senza bisogno d'intervenire attraverso il mirino della fotocamera. In base a quello che abbiamo letto fino ad ora sulla profondità di campo, è facile intuire che il punto iperfocale si avvicina man mano che utilizziamo un diaframma più chiuso o se scattiamo con un grandangolare invece di un teleobiettivo.

Nella foto qui di fianco possiamo vedere chiaramente che, impostando ad esempio il diaframma a f8 e posizionando il simbolo infinito in corrispondenza dello stesso valore presente sulla ghiera di messa a fuoco, otteniamo un'iperfocale che si estende dalla distanza di 1,5m all'infinito.
Utilizzando questa tecnica possiamo evitare quindi di perdere del tempo nella messa a fuoco, e scattare immediatamente rubando scatti altrimenti impossibili.

iperfocale su foto analogica

Come ho scritto in precedenza, con gli obiettivi "moderni" è molto più difficile attuare questa tecnica a causa della quasi totale mancanza dei valori di riferimento riportati sull'obiettivo. Nell'immagine a fianco, nonostante l'egregio livello dell'ottica (Nikkor 50mm f1.4 G), si vede chiaramente quanto sia approssimativa l'idicazione fornita dai valori scritti sull'obiettivo per calcolare l'iperfocale. Infatti utilizzare questa tecnica risulta essere in questo caso molto meno intuitivo e attuabile; si può notare che sono segnati esclusivamente i diaframmi f11 e f16 e ipotizzando un utilizzo a f16 (come da immagine) il punto iperfocale inizia poco prima dei 3m, forse a circa 2,80m... un po' approssimativo insomma.
E' possibile, eventualmente, scaricare da internet delle tabelle illustrative, dove sono riportate tutte le distanze iperfocali per le principali accoppiate lunghezza focale/diaframma; sia per APS-C, che per sensore Full frame.

iperfocale2




Personalmente mi sono rifiutato di studiare a memoria una simile quantità di numeri, quindi ho stampato il tutto e me lo sono messo nello zaino. Molto spesso però, anzi, quasi sempre, adotto un metodo, per così dire... casareccio. Fotografando prevalentemente paesaggi, mi trovo inevitabilmente ad utilizzare il grandangolo a diaframmi molto chiusi, quindi ho una profondità di campo molto estesa. Impostando ad esempio il diaframma su f16 è sufficiente mettere a fuoco ad 1,5m per avere tutto nitido da circa 0,80cm all'infinito.




Articolo precedente Home articoli Articolo successivo