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LA LUCE e i suoi COLORI


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Affrontando un argomento affascinante, vasto e complesso come la luce è opportuno fare subito delle precisazioni su quello che andremo ad analizzare.

In ambito fisico la luce è una forma di energia radiante la cui unità di misura è indicata in nanometri (nm), la parte dello spettro elettromagnetico visibile dall’occhio umano è compresa tra i 400 e 700nm e coincide con la parte centrale dell’intero spettro solare.

Come si vede chiaramente dall’immagine sotto riportata, le lunghezze d’onda inferiori a 400nm sono identificate come ultraviolette, meglio definite con i termini UVA – UVB – UVC. Quelle invece maggiori a 700nm sono gli infrarossi; l’insieme di tutte queste lunghezze d’onda costituisce la luce bianca che ogni giorno ci permette di vedere tutto ciò che ci circonda.

spettro solare
Questa immagine è stata tratta da un vecchio libro di fotografia, qualsiasi richiesta di cancellazione da parte dell'autore sarà rispettata.



Un fisico a questo punto aggiungerebbe che lo spettro solare è composto anche da onde radio, raggi gamma, raggi X e altro ancora che a noi onestamente non porterebbe alcun giovamento se non colmare le nostre lacune d’ignoranza.

A noi interessa principalmente sapere gli effetti che crea la luce quando incontra il soggetto nella produzione di un’immagine, che differenze ci sono quando scattiamo in ambiente chiuso con illuminazione artificiale invece che all’aperto con la luce solare, bisogna imparare a sfruttare al massimo le potenzialità perché è grazie ad essa se otteniamo atmosfere particolari e coinvolgenti nei nostri scatti, caratterizzando luoghi e persone, evidenziare un dettaglio rispetto a un altro, ma è soprattutto grazie ad essa se riusciamo a far provare agli altri le stesse sensazioni vissute in quel preciso istante della nostra vita.
Per il fotografo dunque, la luce è l’elemento senza il quale sarebbe impossibile trasmettere dalle proprie immagini determinate emozioni e per arrivare a tutto ciò bisogna padroneggiare la materia in tutte le sue “forme” e peculiarità in modo da poterle poi sfruttare a nostro piacimento.







Chiariamo subito i due elementi che caratterizzeranno sempre le nostre fotografie: INTENSITA' E CONTRASTO.

  • L'intensità non è altro che la quantità di luce che illumina il soggetto e varia inevitabilmente dalla potenza del fascio di luce e dalla distanza che lo separa dalla fonte d'illuminazione.
  • Il contrasto è dato dalla differenza d'illuminazione tra le zone in ombra e quelle più illuminate ed è direttamente collegato all'intensità della luce.



Vediamo adesso le situazioni che rappresentano chiaramente una diversa intensità e quindi un contrasto più o meno elevato in base ai tipi di luce:



Luce morbida: abbiamo questo genere di situazione tutte le volte che ci troviamo a fotografare all’aperto durante una giornata nuvolosa (le tipiche giornate uggiose) e la luce solare viene filtrata dalle nuvole diffondendosi equamente su tutte le superfici. Otterremo immagini poco contrastate e piatte. All'interno degli studi fotografici viene ricreata grazie a dei diffusori o banks ed è molto utilizzata nei ritratti perché si attenuano i difetti della pelle.


Luce dura: si definisce tale quando il soggetto è colpito da una fonte luminosa molto forte e limitata come nel caso di un faretto spot, utilizzato molto nelle foto da studio, o più semplicemente da una torcia o da una candela. In presenza di questo tipo di luce il soggetto risulterà molto contrastato e le ombre saranno nette. Se fotografiamo durante le ore principali del giorno in una giornata di cielo sereno, avremo modo di sperimentare quanto è difficile esporre correttamente l’intera composizione proprio a causa della forte differenza di luce tra le zone in ombra e quelle illuminate (forte contrasto).




La luce viene distinta anche in base all’angolazione con la quale colpisce il soggetto:

Luce frontale: si dice tale quando il fascio di luce è in linea con la macchina fotografica ed illumina direttamente il soggetto, in pratica la sorgente luminosa è alle spalle del fotografo. Questa soluzione tende ad appiattire il "volume" dell'immagine, ma anche ad evidenziarne i dettagli.


Luce radente: questo tipo di luce è sicuramente il migliore compromesso. Il soggetto assume tridimensionalità e nitidezza ed è molto più facile riuscire a trasmettere emozioni. Per trovare in natura questo tipo di situazione è sufficiente fotografare la mattina presto o la sera poco prima del tramonto, quando i raggi del sole colpiscono trasversali la superficie terreste. E' utile sapere che fotografando all'alba la luce sarà sempre più "pulita", limpida e la nostra foto avrà una dominante azzurra, mentre al tramonto le dominanti saranno arancioni e l'aria avrà sempre un po' di foschia. Un piccolo consiglio, sottoesporre leggermente per aumentare il contrasto tra zone d’ombra e quelle illuminate.


Controluce: alcuni degli scatti più belli che riuscirete a fare quando padroneggerete questa tecnica, saranno proprio quelli effettuati in questa difficile situazione. Come dice la parola stessa, vi troverete la sorgente luminosa proprio davanti al vostro obiettivo e il soggetto sarà in mezzo. Per un principiante non sarà facilissimo riuscire ad esporre correttamente perché il sensore in questi casi viene ingannato a causa della luce frontale e tenderà a sottoesporre il soggetto e lo sfondo quasi sempre sarà sovraesposto o bruciato.

Per ovviare al problema abbiamo tre possibilità:
  1. Avvicinarsi, inquadrare stretto il soggetto, memorizzare i valori che vengono visualizzati e successivamente ricomporre l'immagine e scattare. Avremo il soggetto ben esposto, ma lo sfondo sarà sicuramente sovraesposto o addirittura bruciato.
  2. Faremo una misurazione spot sullo sfondo e una sul soggetto, dopodiché calcoleremo semplicemente la media e scatteremo la nostra foto. Avremo uno scatto bilanciato sui mezzitoni, ma continueremo ad avere evidenti zone d'ombra e zone al limite del bruciato. Se eseguiamo una corretta misurazione, non avremo troppi problemi a recuperare quasi la totalità dei dettagli in post produzione. Anche in questo caso è consigliato sottoesporre almeno un po'.
  3. Munisciti di un buon cavalletto per eliminare le vibrazioni, effettua uno scatto impostando i valori per lo sfondo in modo che sia ben bilanciato senza bruciare le alteluci, quasi a creare una silhouette, dopodiché scatta di nuovo impostando però i valori per il soggetto principale della tua inquadratura concentrandoti esclusivamente su di esso, non importa se il resto viene bruciato, abbiamo l'altro scatto che compenserà questa mancanza. In pp uniremo i due scatti e il risultato sarà eccellente. Ovviamente questo tipo di fotografia è riservato quasi esclusivamente alla fotografia paesaggistica, dove il soggetto di solito è immobile.
Silhouette: si ottiene fotografando in controluce senza compensare l'esposizione facendo risultare così il soggetto completamente nero con contorni ben evidenti sullo sfondo colorato. Per effettuare una corretta esposizione basterà misurare i valori direttamente sullo sfondo e comporre l'inquadratura a piacimento.







Temperatura della luce o temperatura colore

La luce ha anche una sua temperatura ed è indicata in gradi Kelvin e quindi può essere calda oppure fredda a seconda della gradazione cromatica con cui viene irradiata. Il sole, i filamenti incandescenti nelle lampadine, il neon, la candela, hanno tutti una certa temperatura e la luce emessa è diversa l'uno dall'altro, noi generalmente non ci accorgiamo di questa differenza perché il nostro cervello elabora automaticamente le diverse tonalità, attribuendo alle cose memorizzate nel corso degli anni i relativi colori, ma la fotocamera o meglio il sensore non ha capacità così precise. Questo argomento però lo tratteremo più avanti, per adesso ci basta sapere che il sensore si limita a prendere come riferimento dei parametri standard, come si evince dalla tabella sottostante.


BILANCIAMENTO DEL BIANCO

FONTE LUMINOSA TEMPERATURA COLORE IN GRADI KELVIN
Candela 1500 difficilmente lo troveremo sulle reflex
Lampada ad incandescenza 2750 - 3000 in base alla potenza della lampadina
Lampade al quarzo 3200 - 3500
Sole diretto 5000 - 5500
Flash 5400 - 5500
Cielo nuvoloso 6000 - 7000
Ombra 8000
Temperatura colore 2500 - 10.000 Consente di scegliere una temperatura specifica


Con l'avvento del digitale si può gestire in post produzione la temperatura desiderata senza impazzire troppo al momento dello scatto, rischiamo altrimenti di perdere l'occasione.

Con le pellicole il discorso era decisamente più complicato, infatti la maggior parte dei rullini che abbiamo comprato nel corso degli anni era tarato per l'illuminazione naturale, ma era abbastanza inusuale cambiare pellicola prima di aver finito il rullino, quindi quando arrivavamo a scattare gli ultimi fotogrammi non era insolito sfruttarli in ambienti chiusi, magari durante le feste di compleanno, (scommetto che a tutti è successo almeno una volta) e le conseguenze erano evidenti una volta andati a ritirare i negativi sviluppati. Le foto scattate durante la gita domenicale avevano i colori nel complesso naturali, mentre quelle scattate durante il compleanno avevano una dominante gialla o rossa. Questo accade perché avremmo dovuto caricare sulla nostra fotocamera un rullino tarato per l'illuminazione artificiale che di solito era quella delle lampade a incandescenza, oppure montare dei filtri per variare le dominanti (filtri di conversione) che altrimenti avrebbero colpito la pellicola. Per fare questi interventi ci voleva una certa conoscenza della materia, ma i risultati sarebbero stati sicuramente migliori.

Foto riprese dal libro "Scuola di fotografia di Linda Perina"
scatto con pellicola day-light scatto con pellicola day-light con filtro blu

Foto scattata in ambiente chiuso con illuminazione artificiale con pellicola tarata per luce esterna (day-light).

Foto scattata sempre con pellicola day-light, corretta però con filtro blu.








Colori Primari e complementari

Abbiamo visto in precedenza che la luce solare appare bianca, meglio se la definiamo incolore, ai nostri occhi perché composta di uno spettro comprensivo di tutte le lunghezze d’onda. Grazie alle onde luminose siamo in grado di decifrare, tramite il nostro cervello, le varie colorazioni degli oggetti che ci circondano, infatti, i corpi trattengono determinate onde e ne riflettono altre. Nella fattispecie i corpi che riflettono praticamente tutte le lunghezze d’onda li vediamo bianchi, quegli oggetti che invece le assorbono tutte li vediamo neri.
Vi sarà capitato tantissime volte di vedere in cielo, dopo un temporale, apparire l’arcobaleno con tutta la sua serie di colori che si fondono gli uni negli altri, un bello spettacolo senza dubbio! Ma è molto probabile che l’abbiate visto anche vicino a una fontana o cascata, oppure più semplicemente in casa della nonna, magari in salotto, dove c’era il lampadario “quello buono”, con appesi dei volgarissimi pezzi di vetro di forma romboidale e al tramonto le pareti si dipingevano di colorate strisce lucenti. Questo fenomeno ottico accade quando la luce solare attraversa le gocce d’acqua rimaste in sospensione, oppure quando colpisce un prisma e scomponendosi si mostra in tutta la sua magnificenza.
I colori che vediamo sono l’intero spettro cromatico ed è composto esclusivamente da colori puri (cioè non contengono il bianco, il nero e il grigio) che mescolandosi tra di loro creano tutte le tonalità.

A questo punto è doveroso fare una distinzione fondamentale dei colori, in quanto, dalla scomposizione della luce si distinguono in primari e complementari.

I colori primari sono i seguenti:
  • Rosso / Red
  • Verde / Green
  • Blu / Blu
Sono chiamati tali perché mescolandoli tra loro in differenti quantità, si ottengono tutti gli altri colori, mentre convogliandoli in un unico fascio, si ottiene nuovamente la luce bianca. Il sistema di colorazione che ritroviamo in ambito digitale da oramai diversi anni, infatti, è l’RGB (red, green, blu). Questa sigla la troveremo molto spesso perché l’elaborazione grafica dei processori delle macchine digitali è strutturata nei tre canali colore principali.

sintesi additiva




Nel passaggio da un colore primario all’altro, troviamo i colori complementari, che sono:
  • Giallo
  • Ciano
  • Magenta



Come si capisce bene dall’immagine sottostante, sempre estrapolata dal libro “Scuola di fotografia di Linda Perina”, ogni colore sfuma in quello che segue e ogni colore complementare è precisamente all’opposto del suo primario (es. rosso e ciano).

spettro dei colori

contrastofiori
esempio di massimo contrasto - vaso di fiori, Provenza 2010



Essendo adesso a conoscenza di queste caratteristiche, dobbiamo cercare di sfruttarne al massimo le potenzialità.  Se nella nostra composizione fotografica mettiamo accostati elementi di colori “opposti”, come nel caso del rosso e del ciano, otterremo il massimo contrasto possibile e attrarremo lo sguardo certamente in quella direzione, per cui è fondamentale studiare bene cosa fare apparire nel nostro scatto e cosa invece è meglio lasciar fuori. E’ molto importate dunque "costruire un'immagine" tenendo conto anche di questi fattori, che andranno indubbiamente a modificare, esaltare o infastidire la composizione stessa.

Parlando di colori non possiamo non fondere l’argomento con quello poc’anzi trattato, “La luce”. Infatti, senza di essa i colori non esisterebbero e insieme tutto ciò che ci circonda; vivremmo nel buio e probabilmente ci orienteremmo con impulsi radar come i pipistrelli. Grazie a Dio ci siamo evoluti diversamente e possiamo godere delle bellezze che ci circondano.


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