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Descrivere chi era Piero Moschi non è molto semplice, chi non ha avuto il piacere di fare la sua conoscenza purtroppo non potrà mai capire fino in fondo la grandezza interiore in questo personaggio; tanto schivo e riservato quando gentile e dispettoso, mai volgare, sempre autoironico.

Mi limiterò a ringraziarLo per i suoi insegnamenti, ma soprattutto per tutto il tempo (ai miei occhi sempre pochissimo ;-)) passato insieme durante il quale mi ha raccontato molte storie che stavano dietro tutti i suoi scatti. Storie sempre affascinanti, piene di dettagli e commenti autocritici e ironici che facevano letteralmente volare il tempo.

Piero nella sua carriera ha realizzato molti scatti su praticamente tutto il territorio italiano immortalando persone e luoghi con maestria ed efficacia evocativa come soltanto lui, in quegli anni, sapeva fare.
Come accade adesso davanti ai nostri computer, saper lavorare con la postproduzione è fondamentale per tirare fuori il meglio dai nostri scatti, succedeva allora dentro la camera oscura, dove sulle fotografie si poteva impremere l'anima del fotografo.

Piero infatti non era soltanto un ottimo fotografo, ma era un maestro nello sviluppo e della camera oscura. Applicando filtri e maschere ai suoi scatti riusciva a creare perfettamente l'atmosfera da lui desiderata facendo cos'ì emozionare lo spettatore.

La sua Firenze, così era solito chiamare la città nella quale ha sempre vissuto, non aveva segreti; chiese, musei, vie, piazze, monumenti e palazzi non hanno potuto sottrarsi alla sua furia fotografica, immortalandone ogni angolo e da ogni angolo aiutando a far scoprire la città a chiunque guardasse le sue foto.

Crisalidi silenziose, così il suo editore (Piero Boni) ha definito le sue fotografie, sottolineando una leggera vena malinconica come tema ricorrente nelle opere in bianco e nero.

Scomparso all'età di 89 anni per colpa di un cuore menefreghista, incapace di accorgersi che la mente era ancora pronta a nuove sfide come il digitale nella fotografia, non ha mai fatto "pesare" a nessuno la sua precaria salute, scherzando ogni volta sul fatto che ci aveva salutato per l'ultima volta e che avrebbe rivisto, finalmente, il suo amore dicendo:
"Un monte di discorsi e anche questa volta mi hanno lasciato qua! Si vede che hanno paura che una volta arrivato lassù cominci a fare il dispettoso."

Ancora oggi negli esercizi commerciali nel centro di Firenze, si trovano alcune delle sue più popolari fotografie.

Ciao Piero e ancora grazie.